IL CANTO DEI MUTILATI

Testo di:   Amerigo Giuliani          Musica di:   (Anonimo)

I

 

Fanti fummo, serrati in coorte
là sul brullo terreno di guerra,
noncuranti sfidammo la morte
per un puro e santo ideai!

 

Or del piombo nemico il furore
sulle carni i segni portiamo,
mutilate le membra, ma il cuore

pulsa sano d'italico amori.

 

Cosa importa se del giorno
più la luce non vediamo,
se per braccio è un moncherino
o alla gruccia ci appoggiamo;
se la Patria avrà bisogno,
sempre fidi a Re Vittorio,
sotto l'ombra del Littorio
noi siam pronti a ognor pugnar!...

II

 

Fanti fummo, impavidi il petto
al nemico offrimmo a bersaglio,
ci fu sprone di Toti il gran detto:
« Che l'Italia non zoppichi più! »

 

Di Fulcèri, eroe degli eroi, (1)
sempre vivo lo spirito aleggia;
e di Giulio Giordani, per noi,
il martirio sia mònito ognor!...

 

Cosa importa se del giorno
più la luce non vediamo,
se per braccio è un moncherino
o alla gruccia ci appoggiamo;
se la Patria avrà bisogno,
sempre fidi a Re Vittorio,
sotto l'ombra del Littorio
noi siam pronti a ognor pugnar!...

III

 

Fanti fummo, vittoria ci arrise,
e al martirio pur l'onta subimmo:
gente infame ci offese e derise,
e l'Italia nel fango gettò!...

 

Fu dai ranghi di noi minorati
che balzò baldo Eroe alla  riscossa
Caporale dei fanti piumati,

oggi luce d'italico suol!

 

Cosa importa se del giorno
più la luce non vediamo,
se per braccio è un moncherino
o alla gruccia ci appoggiamo;
se la Patria avrà bisogno,
sempre fidi a Re Vittorio,
sotto l'ombra del Littorio
noi siam pronti a ognor pugnar!...

Note:

 

(1)

Fulcèri Paulucci de' Càlboli, il Santo dei Mutilati, nei giorni che seguirono Caporetto, fu il buon genio animatore che seppe con la viva parola rincuorare i dubitanti, sferzare i vili e richiamare ciascuno con la sua voce che non cono­sceva reticenze, al suo posto di dolore e di combattimento. Morì giovanissimo nei primi giorni del marzo 1919.