SUL PONTE DI BASSANO

NOTE

Vecchio e simpatico canto veneziano, rifiorito sulle labbra dei nostri alpini durante la grande guerra. Bassano è una piccola città della provincia di Vicenza: è situata sulla Brenta ed è celebre per la vittoria riportata da Napoleone nel 1796 tagli Austriaci.

 

(“Canti della Patria (II Edizione)” Ed. Giudici, Clusone BG, 1936)

(“Canti della Patria (III Edizione)” Ed. Giudici, Clusone BG, 1941)

Le cronache della guerra mondiale non hanno ancora appurato il perché, proprio sul ponte di Bassano, l'anonimo autore di questa canzone si sia riservato di scambiare con la ragazza una stretta di mano ed altri articoli intimi dei campionario amoroso. Sono cose che, di solito, si fanno in luoghi appartati, o almeno sotto il ponte.

Non doveva mica essere un tipo molto riservato, l'autore :

(testo strofa I)

Gli amori dei soldati e delle ragazze sono, si sa, essenzialmente casti e patetici. Al più, si arriva ad un bacin d'amore. Ecco per­hé tutto si può fare alla luce del sole, sul ponte di Bassano. Se poi, da quel bacin d'amore, ci scappa il neonato, la colpa è della guerra che ha sovvertito l'ordine naturale delle cose

(testo strofa II)

Perché il soldato abbia dovuto abbandonare così presto la morosa, non si capisce bene. Ma spira, sulla cavalieresca reticenza, del cantore, un'aria di legnate senza preavviso : lui divaga parlando del giro di catene che gì'incatena il cuor, ma si guarda bene dal parlare di quella notte m cui il padre, sbu­cando d'improvviso dalla siepe con un tortore in mano, si mise a menare botte da orbi. I grandi dolori sono muti.

(testo strofa III)

La chiarezza non sovrabbonda nella strofa che segue. Contagiato dal novecento e dal surrealismo magico, anche l'autore si è esibito in un piccolo saggio d'arte moderna. Poiché è riuscito a non farsi capire, lo promuoviamo a pieni voti. S'intuisce solamente che, dopo quella famosa notte, la figlia è stata messa sotto chiave e destinata in sposa, dal padre, al figlio del sindaco che ha certi quattrinelli da parte e che, miope com'è, non starà lì a cercare il pelo nell'uovo.

(testo strofa IV)

Al tempo. C'è una ricaduta nell'ermetismo. Dopo aver rinunciato col pianto in gola ad impalmare la ragazza, il soldà manifesta propositi improvvisamente aggressivi.

(testo strofa V.a)

Ma alla fine salta fuori lei a dire le cose come stanno. Condannata all'ergastolo sentimentale, la poveretta denuncia che lui avrebbe potuto rimediare : il padre, dinanzi a delle proposte serie, avrebbe messo nella canfora il vecchio conto e gli avrebbe magari aperte le porte di casa. Ma lui, col pretesto che deve andare a fare il soldà, dice che non ha tempo. Preferisce la marcia del reggimento alla marcia nuziale, e lei resta lì, piangente, che non ha sottomano nemmeno un pezzo di ricambio. Ben le sta, del resto : così capirà che l'amore è una sinfonia che troppo spesso finisce subito dopo l'introduzione.

(testo strofa VI)

 

(“TA-PUM Canzoni in grigioverde” Piccinelli, Roma, 1940)

La cittadina di Bassano del Grappa fu, nel corso della prima guerra mondiale, importante centro logistico attraverso il quale transitavano truppe, armi e rifornimenti provenienti dalle strade di Thiene-Marostica e di Cittadella per raggiungere le zone di combattimento. Nella sua Chiesa-Ossario, in loculi disposti lungo le pareti delle navate laterali, sono raccolte le salme di 5402 caduti.

Il caratteristico ponte di legno sul Brenta, detto « ponte degli alpini », all'ingresso del quale, in un dipinto, sono riportati i versi e le note musicali della famosa canzone, merita un cenno particolare. Nominato per la prima volta nel 1209 lo si trova poi spesso citato nelle deliberazioni del consiglio comunale : « fin dal tempo più antico doveva essere in legno; si sa che fu restaurato radicalmente nel 1450 e nel 1499; che fu bruciato da monsieur De la Palisse nel 1511, al tempo della guerra della lega di Cambiai; che fu rifatto nel 1522 in legno, ina che bisognò ricostruirlo tre anni dopo: si tentò di farlo in pietra, poi si cambiò idea e Io si rifece in legno. Una piena nel 1567 se lo portò via, fu riedificato tre anni dopo su progetto di Andrea Palladio, mantenne però l'antico aspetto e resistette bene fino al 1726, quando fu necessario rinnovarlo tutto. Ma una nuova piena lo distrusse. Ricostruito, sempre sul vecchio schema, nel 1750-51, fu bruciato nel 1821 ». Nel corso del conflitto 1915-18 il ponte fu innumerevoli volte attraversato, al canto della famosa canzone, dalle nostre truppe; « le incursioni aeree nemiche lo ricercarono come elettivo, lo colpirono e lo danneggiarono gravemente; nell'ultima guerra, colpito dagli aerei, insanguinato da esecuzioni sommarie, fu alla fine fatto saltare. Ma è rinato un'altra volta, sempre sul vecchio modello, e con quel suo bel colore di lacca rossa».

 

(“Canti della Grande Guerra Vol. 1” Garzanti, Milano, 1981)