TA-PUM

NOTE

Il canto è stro uno dei brani più noti e dei più diffusi tra le truppe durante la prima guerra mondiale e deriva da un vecchio canto dei minator, nato durante i lavori di scavo della galleria ferroviaria del San Gottardo (1872/1880). Essendo diffuso tra i veari reparti che lo addattavano o lo variavano a seconda dei momenti e della situazioni, è difficile stabile una genesi e risalire quella che fu la prima versione o quando naccque una strofa piuttosta che un'altra.

Ta-pum invece, anche se parli dell'Ortigara — monte riservato agli alpini nonostante che quella sia stata una giornataccia anche per noialtri — è una canzone classica di quella che in pubblico si chiama la «regina delle battaglie» e che in privato si chiama « buffa ».
Sapete cosa è avvenuto lassù quel giorno, in cima, a quella quota maledetta che bisogna proprio andarsela a scovare, infossata com'è tra le ondate dell'altipiano. Quella quota gialla, pelata, squallida, annidata tra una cerchia di monti dominanti come per un'imboscata, basta vederla. Porta una jella d'inferno. E la canzone che parla di lei non poteva sguazzare nelle lasagne.
(testo strofa A)
Si tira in ballo la pulizia, e, gratta gratta, ecco anche la disputatissima questione del rancio : rimaneva spesso a mezza strada, il rancio, perché quei pelandroni della corvè, alle prime cannonate, ti piantavano lì le casse di cottura e si schiaffavano in angolo morto.
(testo strofa E)
Dopo la buriana, il battaglione se ne va finalmente fuori tiro, a rimpannucciarsi. Manca un fottio di gente. Rimasti lassù con le scarpe al sole, feriti spediti in fretta all'ospedale, dispersi di cui nessuno sa dare notizia : ostia, che squagliatet generale : ci hanno messo fuori uso, quei porsei :
(testo strofa F.1a)
Come si fa, in tal frangente, a tacere del cimitero? Non è un argomento allegassimo, ma non si può parlare di scampagnate quando c'è il morto in famiglia. D'altra parte, per noi la fossa è una specie di camminamento coperto dove si può finalmente dormire in pace, senza che il sergente ti venga a tirare per i piedi per comandarti di corvè o per farti tornare, a tradimento, in prima linea :
(testo strofe I.1 e D)
Sì, torneremo a ritrovarli i nostri vecchi, se, fatti i debiti scongiuri, non avremo anche noi, un giorno o l'altro, una bassa, di passaggio per l'aldilà :
(testo strofa L.a)
Per intanto, ci imboschiamo all'ospedale con una pallottola intelligente in uno stinco :
(testo strofa H)
Ma il retroterra ci da altri dispiaceri. Mentre su da noi si gioca la pelle, a Milano ci sono i tabarrini affollati e gli esonerati imprecano contro quei buoni a nulla che non hanno ancora acchiappato Trento e Trieste, lì a due passi sulla carta sventolante di bandierine. E poi chi sa se è vero che le vedovelle non trovino da consolarsi, con tanti ragazzi in circolazione che non arrischiano di uscire dalla guerra con un occhio di vetro o una gamba di gesso :
(testo strofe G.1a e M)
Fatto sta che, ancora zoppo, il fante decide di piantare l'ospedale e di ripudiare, come Scipione, l'ingrata terra cittadina per tornarsene lassù, dove non ci sono troppe comodità ma dove almeno non ci si guasta il fegato :
(testo strofa H.1a)
E dalli, da ultimo, con quello spunto spassosissimo del cimitero :
(testo strofa L.a)
Questa canzone ottenne un enorme successo al debutto; la presentammo ufficialmente, la prima volta, al Colonnello, approfittando di una sua comparsa durante una marcia in piena campagna. Egli mise al passo il cavallo e s'accompagnò un pezzo con noi, evidentemente rapito. Alla fine si fermò, mi fece chiamare, disse :
— Questa canzone è molto bella : ma voi che l'avete permessa terrete quindici giorni di arresti di rigore.

 

(“TA-PUM Canzoni in grigioverde” Piccinelli, Roma, 1940)

È uno dei più noti e più diffusi canti della prima guerra mondiale, come dimostrano le numerose varianti al testo e, anche, una curiosa filastrocca infantile che da esso deriva. (1) L'onomatopeico ta-pum sta a imitare, come è noto, il colpo di un'arma da fuoco seguito dall'eco dello sparo nella valle. La sua origine risale a un vecchio canto di minatori, nato durante i lavori di scavo della galleria ferroviaria del San Gottardo, tra il 1872 e il i88o. (2) In quel caso, ovviamente, il ta-pum si riferiva allo scoppio delle mine. (3)
Osserva il Boldini nelle notazioni al microsolco Maledetta la guerra e i ministri, già citato in Discografia, che «a togliere questo canto dall'aura patetico-retorica in cui hanno finito per soffocarlo i troppi cori alpini e le loro esecuzioni ad effetto, può bastare la segnalazione che esso si trova (molto probabilmente) elencato al n. 10 dei Dischi ritenuti contrari all'ordine nazionale col titolo <La conquista dell'Ortigara> e abbinato, forse perché nello stesso disco, a <La notte di Natale sul Carso>, nella circolare 4426 del 31 maggio 1929 della Prefettura di Pescara, riprodotta dal comando della <Legione territoriale dei carabinieri reali di Bologna> e diffusa alle varie tenenze dipendenti».
Per spiegare questo atteggiamento censorio dei prefetti fascisti dell'epoca si deve ricordare che sull'attacco all'Ortigara, effettuato frontalmente e con perdite ingentissime da ben 26 battaglioni di Alpini il 9 giugno 1917, «corsero voci» e «dubbi atroci» che dovettero poi essere smentiti «dalla prova dei fatti». In una memoria del generale Pasquale Oro (cfr. R. Boccardi, I Verdi, cit., p. 38) si legge che «si dubitava della fedeltà e del coraggio dei nostri Alpini». Essi, quando furono lanciati all'assalto, «raggiunsero le falde dell'Ortigara e,» continua il generale Oro, «avrebbero proceduto oltre se non fossero stati fermati per ordine superiore sotto cresta in posizione critica esposti al fuoco concentrato nemico, coll'ordine di ridurre a testa di ponte la quota 2101 allora conquistata. Da quel momento cominciò il calvario di quelle balde truppe; attacchi e contrattacchi si succedettero senza posa fin oltre il 15 giugno mettendo a dura prova la resi­stenza di quei reparti. Il 19 giugno gli Alpini eseguirono un attacco di sorpresa e si impossessarono della cima dell'Ortigara senza per altro liberarsi dal fuoco dominante e concentrato da Corno di Campo Bianco, Val Sugana, Cima Castelnuovo e Cain-pigoletti e si persistette in quella difficile posizione subendo perdite spaventose piuttosto che cedere. (4) Il 25 il nemico sferrò un suo ultimo attacco violentissimo. Si impadronì di quota 2105: contrattaccato infruttuosamente dalle nostre truppe eroicamente prodigantisi sotto una orrenda furia di artiglieria e di getti di gas asfissianti. Si dovette ripiegare : abbandonare l'azione. Il massacro degli Alpini sull'Ortigara è rimasto leggendario; il loro nome risultò immacolato e coperto di nuova gloria che non tramonterà giammai».
[…]

 

Note:


(1) La filastrocca, usata dai bambini per diminuire poco a poco il numero dei partecipanti a un gioco basato sul sorteggio, dice: Eravamo  in  quindici /  siamo  rimasti in  dodici /  sette per fare musica /  e cinque per lare « ta-pum »  (cfr. Ci ragiono e canto note illustrative allegate al microsolco omonimo, I Dischi del Sole, ds 119/21).


(2) Questo il testo :  Dalle sei, le sei e mezza / minatori che va a  lavora.   /   Ta-pum,  ta-pum,  ta-pum...   /   Ta-pum,  ta-pum,  tapum... // 'Pena giunti all'esercizio / sette colpi son scoppia... // Maledetto sia il Gottardo, / gli ingegneri che l'hanno traccia... // L'è una galleria assai lunga, / tanti morti l'ha lascia... //E 'ste povere vedovelle / sempre a piangere e sospira... // La passion dei lor mariti, / le se torna a maridà...


(3) Ancora da un canto di minatori contraddistinto dal titolo Eravamo in ventinove e anch'esso risalente agli anni dello scavo della galleria del San Gottardo, deriva l'altra famosa canzone della Grande Guerra La tradotta che parte da Torino (infra).


(4) Questa la notizia diramata dall'Agenzia Stefani il 20 giugno 1917: «L'azione per la conquista del Monte Ortigara portata ieri a compimento coll'occupazione  della vetta 2015,  era  stata iniziata il io giugno. In quel giorno colonne di Alpini occupavano il Passo dell'Agnella e risalivano alla Quota 2101   dell'Ortigara, non solo vincendo una tenacissima resistenza nemica, ma superando anche  le gravi difficoltà del terreno  eminentemente  Carsico.
Quella specie di sbocco che il nemico ha conservato sull'Altopiano tra la Val D'Assa ed il massiccio di Cima 12 è costituito da una serie di capisaldi potentemente muniti, collegati da trinceramenti continui formanti delle vere cortine. Monte Ortigara era il caposaldo di questo poderoso sistema e ci è stato duramente conteso. Già la notte del 13 giugno gli Austriaci tentavano di riprendere la Quota 2101, vi si accanivano con attacchi senza tregua tutti infranti. Vi incrociavano i fuochi di molte batterie di grosso e medio calibro, batterie ben celate fra i boschi, sotto cupole appena affioranti dal suolo. Trinceramenti profondi, armati di innumerevoli mitragliatrici, difesi da cavalli di Frisia saldamente ancorati alla roccia chiudevano il passo ad ulteriori progressi. Questo con­corso di offese e di difese vicine e lontane fa apparire evidenti le difficoltà dell'azione che le nostre truppe hanno svolto nella giornata di ieri per conquistare la vetta di Quota 2101 e le trincee che la collegano a sud del Costone dei Ponari.
«I 935 prigionieri appartengono a parecchi battaglioni di truppe da montagna. Le nostre truppe si sono battute con insuperabile valore. Il vanto di aver dato la scalata alle balze rocciose dell'Or-tigara e di averle tenute contro ripetuti contrattacchi del nemico sotto un violento fuoco di artiglieria di ogni calibro, spetta ai raggruppamenti Alpini della 52" Divisione ed ai riparti della Brigata Piemonte e di Bersaglieri. Accanto alle Fanterie combatterono strenuamente Batterie da montagna e Bombardieri.».

 

(“Canti della Grande Guerra Vol. 1” Garzanti, Milano, 1981)